La calce e il cocciopesto

La calce

La calce è stata usata fin dall’antichità essendo basica, non tossica, igienizzante, e antisettica: se ne trovano testimonianze già a partire dai Fenici (in Siria, Libano e Cartagine). I Romani acquisiscono e diffondono la tecnica.  E’ stata usata per molteplici usi, ma soprattutto in edilizia, mescolata alla sabbia, per la costruzione e l’intonacatura dei muri.

A partire dal novecento l’uso della calce e di conseguenza le tecniche di finitura legate ad essa (intonaci, affreschi, tinteggiatura,…) sono stati soppiantati dall’uso del cemento e delle.  Solo recentemente si è ricominciato a considerare la calce come materiale nell’ambito della bioedilizia, ma al di fuori di questo la maggior parte degli lavoratori edili al momento non ne conosce più né l’uso né le proprietà della calce; speriamo che questa situazione cambi  ben presto perché, nonostante i pregiudizi,  la calce permette la produzione  di malte  durevoli nel tempo (più  del  cemento!), altamente traspiranti e idroscopiche che permettono un’alta qualità abitativa.

Il ciclo di produzione della calce prevede la scelta di sassi di calcare e la loro cottura a 900°C in forni (le “calchere”) durante la quale il carbonato di calcio si scompone in ossido di calcio e anidride carbonica. La calce viva così prodotta viene ‘spenta’ con acqua, producendo forte calore e si trasforma in calce spenta appunto (idrossido di calcio) e col tempo in grassello di calce che risulta adatto a specifiche lavorazioni grazie alla sua maturazione da alcuni mesi (per le malte) fino a 4 anni (per la tinteggiatura e l’affresco perché non ‘aggredisce’ i colori).

Dopo essere stata messa in opera  la calce spenta o ‘idrata’,  grazie all’anidride carbonica presente nell’aria e all’acqua, con la carbonatazione  si trasforma in carbonato di calcio, calcite: il sasso cotto , spento e utilizzato si ritrasforma così in sasso.

Per capire meglio il “ciclo della calce” invitiamo alla consultazione dei siti www.forumdellacalce.it e www.bancadellacalce.it

 

Calce e sostenibilità. La calce, come tutti i leganti, necessita dell’uso di combustibili per la sua produzione e, quindi, dell’emissione di anidride carbonica, ma si distingue per una minore emissione permanente di CO2 poiché la sua cottura è a bassa temperatura e perché riassorbe anidride carbonica una volta che viene messa in opera.