Le avanguardie

Come si è già sottolineato, con le Avanguardie il riuso degli scarti e la commistione dei materiali divengono veri protagonisti.

Braque, nel 1912, trova in una ferramenta della carta cerata, una forma antesignana della carta adesiva utile per foderare cassetti e ripiani. Già allora questo tipo di carta era stampato. Braque ne sceglie uno che riporta le nervature del legno; stava infatti lavorando ad un disegno cubista di una chitarra e decide di servirsi della sua carta, che incolla sul disegno, invece di disegnare le nervature. Un’idea che ha cambiato l’andamento dell’arte da questo momento in poi. Braque è il primo artista occidentale ad introdurre un oggetto trovato in un’opera d’arte e a introdurre così il concetto di collage nell’arte.

Picasso immediatamente fa lo stesso. Lo vediamo in Natura morta con impagliatura di sedia, del 1912.

Picasso, Natura morta con impagliatura di sedia,  1912, Olio e carta cerata su tela, con cornice di corda (27 x 35 cm.). Musée Picasso, Parigi.

Quando Braque e Picasso decidono di introdurre oggetti prodotti industrialmente, appartenenti alla cultura “bassa” in quanto commerciale e legata alla vita di tutti i giorni, all’interno dell’arte, cultura “alta” per definizione, contemplativa e per pochi, agiscono come iconoclasti, ossia come distruttori d’immagine. Viene in pratica messo in discussione l’élitarismo del mondo dell’arte e la separazione fino allora categorica tra arte e quotidianità. Viene anche messo in discussione il legame tra abilità tecnica e il fare arte. Braque e Picasso pongono in definitiva la domanda che avevano iniziato a porre anche Degas e Rodin: “può quest’oggetto essere d’arte anche se non lo realizzo? Può la qualità dell’arte essere avulsa dal fatto che io sia tecnicamente capace di realizzarla?”.

Col Dadaismo gli artisti si contrappongono all’idea di arte come disciplina distaccata dall’esperienza. Tristan Tzara afferma che se l’arte borghese ha come scopo di produrre il bello, il dadaismo ha come scopo quello di produrre il brutto.

Marcel Duchamp nel 1913 con “Ruota di bicicletta” compie il primo Readymade (readymade, ossia trovato bello e pronto, aiutato), h cm 126,5, originale perduto, edizione firmata e numerata 1964, Galleria Schwarz, Milano), anche se ne prenderà atto più tardi nel 1915, quando eseguirà altri readymade.

Picasso, “Ruota di bicicletta”, h cm 126,5, originale perduto, edizione firmata e numerata 1964, Galleria Schwarz, Milano

Uno sgabello e una ruota, due oggetti di serie fatti per essere utili, vengono assemblati e posti in un museo. Il salto è logico perché entrambi gli oggetti non erano stati fatti per essere goduti esteticamente. Nel portarli da un contesto quotidiano a quello museale, Duchamp cambia il loro significato, opera concettualmente assumendo il diritto di assegnare a degli oggetti seriali la dignità di opere d’arte, al di là della loro valenza estetica, che è stata intenzionalmente ignorata dall’artista. L’interesse di Duchamp trascende l’oggetto unico e irripetibile per passare agli oggetti comuni e soffermarsi sul sistema dell’arte e sui processi che attibuiscono artisticità alle cose, ed incoraggiare la riflessione su questi meccanismi. Duchamp smonta il funzionamento dello sguardo, della produzione del valore, della costruzione del senso, e tutta la sua opera appare come destrutturazione del meccanismo dell’opera d’arte.L’arte intesa come bellezza e produzione diventa etica e politica. L’arte tradizionalmente intesa viene considerata superata e uccisa.

Altri Readymades furono realizzati mediante il capovolgimento di un orinatorio, “Fontana”, l’impiego di uno scolabottiglie, di un pettine, …

Marcel Duchamp, “Fontana”, foto di Alfred Stieglitz, 1917. © Succession Marcel Duchamp, Villiers-sous-Grez, France

 

Sempre all’interno del movimento dadaista troviamo “MERZbau”, 1920/1936 di Kurt Schwitters: un vero monumento agli scarti, costruito con un assemblage di materiali disparati bi e tridimensionali, disposti in modo casuale, quasi labirintico, nel corso di anni, prima ad Hannover, nello studio dell’abitazione dell’artista, fino al 1837, anno in cui Schwitters si rifugiò in Norvegia e iniziò a costruire un altro MERZbau. Nel 1947 Shwitters, in Inghilterra, ad Ambleside, in un fienile, costruirà un Merz Barn (fienile Merz), l’unica costruzione ancora esistente. La prima fu distrutta da un bombardamento mentre la seconda da un incendio. Il MERZbau , il nome deriva dal termine Kommerz che è presente in questa installazione con un ritaglio di giornale presente. Il commercio è in questo caso metafora del mondo reale in contrapposizione con quello ideale dell’arte, e diventa quasi una biografia dell’artista che negli anni ai suoi ospiti chiedeva di lasciare un oggetto per il suo progetto.

Kurt Switters, MERZbau, 1920/1936, Hannover (opera perduta)

Anche il Futurismo sperimenta l’accostamento di diversi materiali (al 1912 risale il Manifesto Tecnico della scultura futurista e allo stesso anno risalgono le prime sculture polimateriche di Boccioni).