Giorgio Morandi

Giorgio Morandi  è conosciuto  ”per aver dipinto sempre bottiglie” e di bottiglie ne ha dipinte davvero tante. Le ha scelte attentamente e anche rivestite di colore, dentro e fuori (non ricordo infatti bottiglie trasparenti nei vari dipinti). Ha dipinto anche fiori finti, conchiglie, e altri oggetti che avessero una forma definita interessante ai fini compositivi. Tutti oggetti ‘usati’ disposti attentamente sul tavolo, tanto che si può dire che questa fase preparatoria  fosse già parte sostanziosa dell’opera finale.

Gli oggetti usati da Morandi per le sue nature morte

Le tracce degli oggetti segnate da Morandi ai fini compositivi

Dopo tanto studio, la pittura veloce. Mai  allo stesso modo: durante la carriera di Morandi è ben chiaro il percorso di una ricerca continua, volta a ripensare l’arte, a contraddire le regole della pittura fino ad allora accettate; un esempio tra tutti, “Natura morta”, 1954:

Natura morta, 1954. Oil on canvas 26 x 70 cm Mart, Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto,
Collezione Augusto e Francesca Giovanardi. Archivio fotografico Mart © Giorgio Morandi by SIAE 2008 

 

Nella pittura, per i fini prospettici e di profondità, mai nessuno avrebbe fatto coincidere l’orizzonte con il margine superiore degli oggetti.

Natura morta, 1948; collezione Merlini;

Natura morta, 1952 Olio su tela, 40 x 53 cm. Collezione privata

Natura morta, 1964. Oil on canvas 25.5. x 30.5 cm Bologna, Museo Morandi © Giorgio Morandi by SIAE 2008

Ma scrivere alcune righe non sulle nature morte, più interessanti dal punto di vista del nostro discorso, ma sui paesaggi di Morandi,  può aiutare a capire  chi non lo sa di  che cosa sia capace un artista quando lavora. Cito a questo proposito alcune righe tratte dal libro di Cesare Brandi “Morandi”, edizioni Gli Ori:

“Per Morandi , infatti,[Grizzana] è un luogo della fantasia, il punto d’incontro della strada maestra quotidiana con quei sentieri aerei, che conducono alla pittura, alla sua pittura […] Eccettuata una casa scoperchiata, attigua alla pensione, che negli acquarelli si prestava alle metamorfosi più sconcertanti, a seconda di come, nelle varie ore del giorno, la luce e l’ombra l’affettavano o la ricomponevano, tutti gli altri motivi erano a grande distanza. Lontani insomma, in linea d’aria, qualche chilometro. E Morandi, che, s’intende, porta gli occhiali, li vedeva benissimo: e poi non ha da essere pittura interiore, la sua! […] Come il punto lontano sul mare che via via diviene un bastimento, come l’aereo che sulle prime si sbaglia per un falco, ecco la casa che avanza nella fantasia, diviene di scena. Essa è là, qualunque come una cosa qualunque, quando la sua facciata biancastra si illumina come una fronte, e un cielo pieno di luce la percorre come sangue, e gli alberi sbiaditi dalla lontananza acquistano la trasparenza  e il timbro delle erbe su cui scorre un’acqua cristallina. Quell’avanzare dal fondo dello spazio come un ricordo dal fondo del tempo, ecco il simbolo stesso del miracoloso che è la creazione artistica, per cui la pittura non è natura, anche senza arrivare alla pittura astratta.”

Paesaggio (1940), olio su tela, cm 40×30. Collezione privata