Gli anni ’60

Nel 1960 Allan Kaprow pubblica “Assemblages, Environment & Happenings”, in cui teorizza  la rinnegazione da parte degli artisti del quadro e della scultura. E arriviamo al 1961, quando Piero Manzonirealizza in 90 esemplari  firmati “Merda d’artista”.

Merda d’artista, 1961
Milano, Archivio Opera Piero Manzoni

Sulla confezione, una scatoletta, in italiano, inglese, francese e tedesco, la descrizione del contenuto: “30 grammi netti di merda d’artista conservata al naturale, prodotta e inscatolata nel maggio 1961”. Nel pieno del miracolo economico, alla Galleria Pescetto di Albisola le scatolette vengono presentate per la prima volta e messe in vendita per l’equivalente in oro del loro peso. Lo scarto per eccellenza  occultato dal suo imballaggio viene usato per realizzare un’opera d’arte che viene immessa sul mercato, come gli altri prodotti di massa,   per ragionare sull’arte e sul suo consumo, sul mercato dell’arte che accetta tutto, basta che sia firmato.   Rahschemberg con Dylaby del 1962, (combine olio su metallo, legno e  tela cerata, cm 278x221x38, New York, Sonnabend Collection ) usa materiali eterogenei combinati con una pubblicità commerciale . Rientra al di sotto del Nouveau Realisme, ma la critica lo accosta alla Pop Art.  I materiali eterogenei rimangono pur sempre di valenza pittorica, dall’apparenza ‘calda’ e non ‘fredda’ come quella delle opere della Pop Art.

Robert Rauschenberg, Dylaby (Combine Painting), 1962 image courtesy of Gagosian Gallery. 

Nabisco Shredded Wheat (Cardboard), 1971 image courtesy of Gagosian Gallery. 

 

Sempre membro della  “Noveau Réalistes” Armansi dedica all’assemblaggio con l’utilizzazione di oggetti usati,  composti secondo schemi astratti come con “Untitled” del 1958 realizzato con lampadine usate lucidate, “Poubelle des Enfants”, del 1960, realizzato con oggetti, pizzi e pezzi di stoffa, ritagli, e “Accumulazione di brocche”, del  1961 una bacheca piena di brocche, appunto, allineate.

Senza titolo, 1958, lampadine usate

Poubelle des Enfants, 1960 

Accumulo di brocche, 1961 

Anche César  usa scarti, di officina meccanica questa volta, come con “Compression Ricard”, del  1962 (Centre Pompidou, France) , una versione delle “compression dirigées”, compressioni controllate mediante pressa di parti meccaniche.  Anche questa volta vige la critica nei confronti della società consumistica. In seguito César si dedicherà alle “Espansioni”.

Ricard, 1962, Centre Pompidou, France Compressione manipolata di un’auto 

Daniel Spoerri  con i Quadri  trappolanon è interessato a fare opere d’arte, ma intende porre l’attenzione su delle situazioni di vita quotidiana che normalmente non sono rilevanti. Lo vediamo in “Repas hongrois”, del 1963, dove quello che rimane dopo un pasto, piatti e bicchieri sporchi, i tovaglioli usati e le cicche nel portacenere…viene incollato così come era stato lasciato  su di un piano-tavolo appeso al muro.

Repas hongrois, tableau-pige 1963. Assemblage. metallo, vetro, porcellana, stoffa su compensato dipinto, 103 x 205 x 33 cm

Apparentemente dissacrante è La Crocifissione di Joseph Beuys. Si compone di due flaconi per la conservazione del plasma, vuoti, già usati, posati su blocchetti di legno: rappresentano San Giovanni e Maria ai piedi della croce. Nel mezzo un altro pezzo di legno, verticale con una croce rossa in alto.

Crocifissione, 1963

Per la “Venere degli stracci”, 1967-68, Courtesy : Città dell’arte-Fondazione Pistoletto, Biella. La bianca copia della Venere neoclassica di Bertel Thovaldsen (del 1805, Museo del Louvre, Parigi) viene posta da Michelangelo Pistoletto di spalle, contro una montagna multicolore di stracci usati. La Bellezza ideale, la purezza formale del nudo femminile  viene posta in contrapposizione alla realtà, transeunte, multiforme e variopinta.

“Venere degli stracci”, 1967-68, Courtesia della Città dell’arte-Fondazione Pistoletto, Biella 

 

Più decorativa, che critica nei confronti del mercato dell’arte, le opere di Louise Nevelson, come “Sky Cathedral”, del 1958 (Stokstad,Marilyn. D.) dalla qualità pittorica di un dipinto, anche se di scultura si tratta: un insieme di scatole di legno aperte, dove sono inseriti altri elementi lignei di diverse fogge, derivanti da vecchie sedie, mobili, decorazioni architettoniche, ecc. capaci di creare profondità variabili. Il tutto è monocromatico, quindi uniformato visivamente e l’individualità di ogni componente viene messa in secondo piano, anche se non cancellata.


Dawn’s Wedding Chapel IV, da Dawn’s Wedding Feast, 1959-60, legno dipinto, 109 x 87 x 13 pollici. Cortesia PaceWildenstein, New York. © Proprietà di Louise Nevelson / Artists Rights Society (ARS), New York.)

Christo e Jeanne-Claude  s’incontrarono nel 1958 e  collaborano dal 1962. A noi interessa la prima fase dell’evoluzione artistica di Christo, alla fine degli anni Cinquanta, con  Packages e Wrapped Objects, ossia oggetti nascosti da tessuto legato da spago. Al 1962 risale il “Wall of Oil Barrels”, un muro composto di 240 barili posti nella piccola Rue Visconti a Parigi. E al 1968 risale  “28 Barrels Structure”, barili di petrolio, 265 x 275 x 68 cm, Courtesy Fondazione Marconi, Milano, Foto: Wolfgang Volz © Christo 1968. Ventotto barili usati di petrolio, colorati, posti a piramide.

28 Barrels Structure, 1968, barili di petrolio, 265 x 275 x 68 cm, Courtesy Fondazione Marconi, Milano, Foto: Wolfgang Volz © Christo 1968 

 

Christo e Jeanne Claude continueranno poi ad impacchettare sia ambienti monumentali che naturali. Né i progetti, né le realizzazioni sono messi in vendita, secondo il concetto che la libertà/movimento è antitetica del possesso/permanenza.