Bruno Munari

Altri artisti hanno concepito le loro opere in libertà  e secondo una ricerca  peculiare. Vediamo come ad esempio Munari stesso illustra  la nascita delle macchine inutili:

“[...] nel 1933 si dipingevano in Italia i primi quadri astratti che altro non erano che forme geometriche o spazi colorati senza alcun riferimento con la natura esteriore. Spesso questi quadri erano delle nature morte di forme geometriche dipinte in modo verista. Morandi, si diceva, faceva dei quadri astratti usando delle bottiglie e dei vasi come pretesto formale [...] Quindi bottiglie o triangoli era la stessa cosa [...]

Personalmente pensavo che [...] sarebbe stato interessante liberare le forme astratte dalla staticità del dipinto e sospenderle in aria [...] E così feci: ritagliai queste forme, le progettai in rapporti armonici tra loro, calcolai anche le distanze e le dipinsi dall’altra faccia (quella che nei quadri non si vede mai) in modo diverso così che ruotando nell’aria presentassero combinazioni varie. Le feci leggerissime e usai il filo di seta per favorire la rotazione massima”.

[Bruno Munari, “Arte come mestiere”, Laterza] 

 

Macchina inutile con guscio di zucca ed elementi momobili, 1934