I 10 passi della strategia Rifiuti Zero

I dieci passi della Strategia Rifiuti Zero

I dieci passi della Strategia Rifiuti Zero (da una diapositiva di Paul Connet)

 

 L’applicazione della strategia Rifiuti Zero in dieci mosse

Vi sono vari documenti sull’argomento ed in particolare la Carta per Rifiuti Zero approvata dal quinto incontro mondiale di ZWIA (Zero International Alliance) tenutosi nel febbraio 2009 a Napoli e riconfermata dall’ultimo incontro mondiale del novembre 2009 svoltosi a Puerto Princesa nelle Filippine. Essi definiscono i passaggi che qualificano il percorso Rifiuti Zero che ovviamente muove dalla “messa al bando” dell’incenerimento dei rifiuti e delle megadiscariche per rifiuti tal quali e non “stabilizzati”.

Tuttavia, per maggiore sinteticità ed efficacia qui riassumiamo i 10 “steps” contenuti nella presentazione del professor Paul Connett proprio a Capannori il 23 gennaio, in occasione del lancio del Centro di ricerca Rifiuti Zero, tra l’altro riferiti anche presso la Commissione per la sostenibilità ambientale delle Nazioni Unite, dove il 12 gennaio 2010, Paul Connett è stato ufficialmente invitato dall’ONU a presentare la strategia Rifiuti Zero.

Prima mossa:

organizzare la raccolta differenziata.

La gestione dei rifiuti non è un problema tecnologico ma organizzativo dove il “valore aggiunto” non è quindi la tecnologia ma il coinvolgimento della comunità chiamata a collaborare in un passaggio chiave per attuare la sostenibilità ambientale.

Seconda mossa:

organizzare una RD “porta a porta”  

che appare l’unico sistema efficace di RD in grado di raggiungere in poco tempo e su larga scala quote percentuali di RD superiori al 70%. Il sistema migliore risulta quello dei “magnifici quattro” dove si prevedono quattro contenitori per quattro tipologie di flusso di scarti (organico, carta, multimateriale e cioè vetro, metalli, lattine e plastiche, frazione non riciclabile) il cui ritiro è previsto secondo un calendario settimanale prestabilito.

Terza mossa:

realizzazione di un impianto di compostaggio

da prevedere prevalentemente in aree rurali e quindi vicine ai luoghi di utilizzo da parte degli agricoltori.

Quarta mossa:

realizzazione di piattaforme impiantistiche per il riciclaggio 

per recuperare e valorizzare i materiali cartacei, i metalli ferrosi e non ferrosi, il vetro, le plastiche.

Quinta mossa:

iniziative per la riduzione alla fonte dei rifiuti 

con la diffusione dell’autocompostaggio familiare, con la sostituzione delle stoviglie e bottiglie di plastica nelle mense pubbliche dove utilizzare acqua di rubinetto, con la sostituzione dei pannolini usa e getta con pannolini riutilizzabili, introduzione e diffusione di sistemi alla spina nella vendita di latte, bevande, detergenti, prodotti alimentari (vedi l’esperienza illuminante del negozio Effecorta di Marlia nel comune di Capannori), sostituzione dei sacchetti di plastica con le borse riutilizzabili per la spesa.

Sesta mossa:

realizzazione dei centri per la riparazione, il riutilizzo, la decostruzione 

degli edifici in cui beni durevoli, mobili, porte, finestre, materiali in legno, in ceramica e manufatti edilizi vengono riparati, riutilizzati e venduti. Questa tipologia di materiali che costituisce circa il 3% del totale degli scarti riveste però un grande valore economico che può essere valorizzato attraverso la costituzione d’imprese locali a significativa resa occupazionale come molte esperienze del nord America ed in Australia ci dimostrano.

Settima mossa:

introduzione di sistemi di tariffazione

che facciano pagare le utenze sulla base della produzione effettiva dei rifiuti non riciclabili inviati a raccolta/smaltimento. Ciò (come avviene già nei Comuni serviti dal Consorzio Priula in provincia di Treviso) per premiare il comportamento virtuoso delle utenze e per incoraggiare scelte migliori di acquisto dei cittadini.

Ottava mossa:

• realizzazione possibilmente in fronte di discarica di un impianto di selezione
e recupero dei rifiuti residui

in modo da recuperare ancora materiali riciclabili sfuggiti alle RD, impedire che materiali tossici (vernici, pile, ecc.) possano essere inviati nella discarica transitoria e per stabilizzare la frazione organica residua eventualmente sottoposta anche a recupero energetico attraverso la digestione anaerobica; tutto ciò perché sia possibile ridurre in quantità e in tossicità i rifiuti che in via transitoria (in attesa di arrivare a “smaltimento Zero”) si devono ancora inviare a discarica; in questo quadro anche sistemi di sottoriciclaggio delle plastiche eterogenee, attraverso processi di estrusione possono essere significativamente utili agli scopi di impegnare al minimo le volumetrie di discarica recuperando al contempo preziosi materiali;

• realizzazione del Centro di ricerca Rifiuti Zero

situandolo possibilmente tra l’impianto di recupero e selezione e la discarica con gli scopi di studio del residuo e di riprogettazione nelle modalità di cui riferito.

Nona mossa:

il Centro di ricerca Rifiuti Zero attiva una serie di sinergie

con gli altri aspetti della sostenibilità ambientale quali il risparmio e il recupero energetico tramite la digestione anaerobica, la promozione dell’agricoltura biologica attraverso l’impianto di produzione del compost e il ricorso ai prodotti derivanti dalla filiera corta, dell’architettura, attraverso le pratiche costruttive del risparmio energetico e del riutilizzo di manufatti derivanti dalla decostruzione degli edifici, ecc.

Decima mossa:

raggiungimento, entro il 2020 dell’azzeramento dei rifiuti

ricordando che la strategia Rifiuti Zero si situa oltre il riciclaggio dei rifiuti. In questo modo Rifiuti Zero innescato dal “trampolino” di lancio del porta a porta diviene esso stesso trampolino di lancio per un vasto percorso di sostenibilità che in modo concreto ci permette di mettere a segno scelte a difesa del pianeta.

RIFIUTI E BONIFICHE
GAZZETTA ambiente n.2• 2010 139