“Se non possiamo riusarlo, riciclarlo o compostarlo, l’industria non dovrebbe produrlo e noi non dovremmo comprarlo. Nel XXI secolo abbiamo bisogno di una migliore progettazione industriale e di una migliore educazione al consumo.”
Paul Connett, “Rifiuti Zero una rivoluzione in corso”, Dissensi, 2011
Nel libro “Rifiuti Zero una rivoluzione in corso” uno dei pionieri fondatori della strategia, Gary Liss, riporta la testimonianza dell’esistenza nel 2006 di 2.800 business in Giappone che avevano adottato Rifiuti Zero come obiettivo e che il 99% aveva dichiarato di avere ridotto a zero lo smaltimento in discarica e il 34% di avere ridotto a zero lo smaltimento negli inceneritori. Ed è interessante notare che molte tra le aziende leader per le loro politiche Rifiuti Zero, negli Stati Uniti, sono multinazionali giapponesi come le seguenti:
Business Rifiuti Zero negli Stati Uniti
Anheuser-Busch, Fairfield, California
Apple Computer, Elk Grove, California
Epson, Oregon
Fetzer Vineyards
Frankie’s Bohemian Café, San Francisco
Greens Restaurant, San Francisco
Hewlett-Packard, Roseville, California
Honda
Mad River Brewery
New Belgium Brewery
Pillsbury
Playa Vista, Los Angeles, California
Ricoh Electronics
San Diego Wild Animal Park
Scoma’s Restaurant, San Francisco
Subaru
Toyota
Vons-Safeway
Xerox Corp
Sempre dal libro ”Rifiuti Zero una rivoluzione in corso” riportiamo il seguente capitolo:
“Tutti i business Rifiuti Zero risparmiano denaro
Da questo elenco di business Rifiuti Zero abbiamo constatato che tutte le imprese Rifiuti Zero hanno risparmiato denaro. La maggior parte del denaro lo hanno risparmiato con pratiche di riduzione e di eliminazione dei rifiuti, hanno risparmiato di più impostando sistemi di riuso come i contenitori di spedizione restituibili, e hanno anche risparmiato dal riciclaggio e il compostaggio se le loro comunità hanno istituito programmi e tasse dei rifiuti per fornire incentivi appropriati per la riduzione dei rifiuti. Le imprese hanno anche aumentato la loro efficienza, riducendo la loro responsabilità dal dover pagare la loro quota dei costi di pulizia delle mancate discariche, riducendo i loro gas serra e altre emissioni, e ottenendo un’immagine positiva con i loro clienti, le loro comunità e i loro impiegati, per cui le imprese ne hanno beneficiato in maniera significativa.
Dall’inizio della crisi dell’economia mondiale, c’è stato da parte delle imprese un interesse crescente in merito al concetto di Rifiuti Zero. Le aziende stanno scoprendo che è più difficile generare nuove entrate piuttosto che ridurre i costi. Le imprese riflettono pertanto su azioni da intraprendere per poter agire con efficienza. Hanno appreso nei mass media sin dal 2001 di realtà di successo di imprese Rifiuti Zero.”
Ma dopo la produzione la responsabilità dell’impresa continua: i suoi prodotti non devono costituire un problema ambientale dopo la loro distribuzione e l’acquisto da parte dei consumatori. E’ compito dei designer e delle aziende progettare prodotti durevoli e facilmente riparabili, prima di tutto; prima dell’eventuale riciclo alla fine di una vita che auspichiamo lunghissima.

